| Così
si chiama la Terra secondo la teoria che James
Lovelock elaborò negli anni '70. E da allora
molti osservano suolo, mare e cielo con occhi
diversi. Come? Newton lo ha chiesto a uno studioso
"gaiano": Tyler Volk.
Un
nome dalle origini antiche e dalla paternità
illustre quello che scelse verso la fine degli
anni '60 lo studioso inglese James Lovelock per
definire la sua interpretazione della Terra come
un sistema vivo, che respira e si evolve: Gaia,
la dea della Terra nella mitologia greca. E William
Golding, premio Nobel per la letteratura (Il signore
delle mosche), fu colui che lo propose allo scienziato
inglese. In oltre trent'anni, i contributi di
altri studiosi hanno arricchito questa ipotesi
e l'hanno legittimata come teoria scientifica.
A
uno dei "gaiani", Tyler Volk, Newton
ha chiesto di fare il punto sul dibattito intorno
alla teoria e al significato di Gaia oggi. L'occasione
è la presentazione del suo libro Il Corpo
di Gaia. Una sua definizione di Gaia? Gaia è
il pianeta Terra inteso come sistema fisiologico,
come un insieme al cui interno varie parti interagiscono
tra di loro in maniera pulsante e non casuale.
Queste parti sono il suolo ("Vulcano"),
l'atmosfera ("Elio"), l'oceano ("Oceano")
e gli esseri viventi ("Vita"). Come
è approdato alla teoria di Gaia? Per un
insieme di casualità e sfida personale.
Negli anni '80 ero già ricercatore alla
Nasa e stavo approfondendo il tema del ciclo del
carbonio, uno dei punti di forza su cui si basa
la teoria di Lovelock. E poiché in quel
periodo pensavo in grande, volevo cimentarmi in
un tipo di ricerca che abbracciasse tutta la nostra
esistenza. Dopo aver sentito parlare di Gaia ho
pensato: "Se quello che dice Lovelock è
vero, ho trovato il mio approccio ideale alla
scienza". Lovelock aveva ragione? È
innegabile che Gaia esista.
I
cicli degli elementi, da quello ormai noto del
carbonio a quelli fino a pochi anni fa meno conosciuti
come il ciclo dell'azoto, dimostrano la validità
della sua teoria. Il lavoro di ogni singolo elemento
della Terra non è casuale e interferisce
con quello del suo vicino secondo una logica evolutiva.
E anche dove ci sono difficoltà dovute
all'ambiente, la Terra trova sempre un jolly per
far funzionare tutto a dovere. Il batterio Thioploca,
per esempio, è un organismo di appena cinque
millesimi di centimetro che vive negli abissi
oceanici, eppure ha un ruolo fondamentale all'interno
del ciclo dell'azoto. Il suo compito infatti è
quello di collegare l'anello dei sedimenti organici
caduti sui fondali marini con quello dei batteri
che scindono l'azoto e che vivono qualche metro
più in alto nella colonna d'acqua dell'oceano.
A
queste profondità infatti non c'è
disponibilità di ossigeno, che è
il carburante che permette agli organismi di effettuare
i vari passaggi chimici. Ma Gaia ha dato l'eccezionale
possibilità a Thioploca di ricavare il
prezioso elemento dal solfato, presente in abbondanza
anche a centinaia di metri di profondità.
Solo così è possibile liberare l'azoto
dalle carcasse organiche e passarlo al suo batterio
fissatore, che lo libera nell'atmosfera in forma
gassosa a beneficio degli esseri respiratori,
tra cui anche l'uomo. Tutti questi passaggi chimici
avvengono anche in senso contrario e, in maniera
diversa, per tutti gli elementi principali che
compongono il pianeta. Il risultato è quello
che ho chiamato "il respiro della biosfera",
per cui Gaia, come il corpo umano, sembra inspirare
ed espirare in continuazione. Eppure proprio su
quest'ultimo aspetto la teoria di Lovelock è
stata fortemente criticata. I neodarwinisti, come
Ford Doolittle, l'hanno rifiutata in quanto negava
la teoria della lotta per la sopravvivenza. E
tanti studiosi vi hanno visto una forte vena "panteista"
per cui la Terra diventa un'entità superiore
che gestisce coscientemente le parti che la compongono.
Tutto vero. Ma va anche detto che la teoria ha
subìto ritocchi da quella prima ipotesi
elaborata a fine anni '60. Anch'io non sono del
tutto d'accordo con le teorie di Gaia così
come le ha esposte inizialmente Lovelock. Il suo
lavoro è stato fondamentale, nel senso
che lui per primo ha studiato le interconnessioni
tra gli organismi. E per primo ha definito le
leggi che regolano il dare e l'avere tra sottosuolo,
biosfera e atmosfera. Solo che poi ha giustificato
queste leggi all'interno di una logica finalistica,
come se il Pianeta fosse retto all'insegna del
"buonismo". Come se ogni parte del sistema,
fino al più piccolo batterio, fosse altruista
verso il suo vicino. Per capirci, il pino del
giardino che, grazie alla fotosintesi, di giorno
aspira anidride carbonica e libera da questa ossigeno,
non lo fa per altruismo verso di noi o il nostro
gatto che respiriamo il prezioso gas. Lo fa perché
solo attraverso questo sistema la pianta può
produrre semi e perpetuare l'esistenza della sua
specie. In sintesi la Terra non è "buona".
Semplicemente la sua evoluzione in miliardi di
anni ha fatto sì che il sistema Terra si
regolasse in maniera da garantire al meglio la
presenza della vita. Su questo punto la maggior
parte dei ricercatori è ora d'accordo.
Come
spiegare le sempre più frequenti inondazioni
estive, le frane e le catastrofi naturali dovute
alla cattiva gestione dell'ambiente? Una vendetta
di Gaia nei confronti dell'uomo? Bisogna stare
attenti a parlare di "reazione di Gaia"
alle attività umane. Gaia non è
un essere vivo, come lo può essere un uomo,
un animale o anche una pianta. La Terra va intesa
solo come insieme di tante parti vive che interagiscono
tra di loro secondo una logica di interdipendenza.
Tanto è vero che nel suo rapporto con il
Sole è passiva: riceve l'energia ma non
dà nulla in cambio. Detto questo, è
innegabile che ci sia un sistema dinamico alla
base che può essere sollecitato dall'essere
umano, con le immissioni di carbonio attraverso
le fabbriche e il riscaldamento domestico, con
il disboscamento che indebolisce il suolo e provoca
dissesti idrogeologici o la pesca e la caccia
indiscriminata che destabilizzano gli ecosistemi
del mondo animale. La Terra non è un'entità
viva. E nella teoria di Gaia non si fa riferimento
a un creatore. In Gaia c'è posto per un
dio? Io personalmente non credo in un dio tradizionale.
Gaia deriva esclusivamente da un processo di evoluzione.
Io e lei dopo la morte saremo dunque solo cibo
per batteri? Sì. Al termine della nostra
esistenza restituiremo un favore ai batteri che,
quando eravamo in vita, ci hanno permesso di vivere.
O meglio, già in questo momento stiamo
"restituendo i favori", nel senso che
ogni essere vivente è già parte
di un tutto armonico. Espirando anidride carbonica
permetto la fotosintesi delle piante, con i rifiuti
organici rifocillo batteri i quali, a loro volta,
daranno nutrimento al suolo e alle piante fino
agli animali. E il ciclo ricomincia. Nel suo libro
si dice che la specie umana, in Gaia, è
considerata come parte della "vita",
al pari di un'alga o di un batterio. Lo scopo
ultimo dell'uomo, dunque, è quello di preservare
il suolo che calpesta e l'aria che respira? In
un certo senso, sì.
Se
mettiamo a confronto la composizione chimica di
una foglia di vite con quella di un essere umano
appare un'analogia sorprendente: i quattro elementi
più abbondanti sono gli stessi. In ordine
decrescente carbonio, ossigeno, idrogeno e azoto.
E il ferro è presente nella stessa percentuale.
Questo significa che tutte le parti di Gaia hanno
avuto una origine chimica comune e che sottostanno
a precise regole evolutive. Anche se la vita dell'uomo
è costellata di valori come quelli della
politica, della religione e dei codici di comportamento,
che ci rendono un po' diversi dalle altre forme
di vita. Per capirci: noi dobbiamo sì preservare
il pianeta, ma possiamo anche rifiutarci di farlo.
Una scimmia, una quercia o un batterio Escherichia
coli non arriveranno mai a tanto. Dunque apparteniamo
come gli altri alla "vita", ma stando
al vertice della lista. È un caso che la
teoria di Gaia, che implica il rispetto verso
il nostro Pianeta, sia nata alla fine degli anni
'60, quando si è formata per la prima volta
a livello globale una coscienza ambientale? Gaia
è nata prima di tutto per motivi scientifici.
Quello che ha spinto Lovelock a elaborare la teoria
è stata la curiosità di sapere come
funziona il nostro pianeta.
E
quello che l'ha resa possibile sono state le nuove
vie della ricerca a fine anni '60. Con l'inizio
della distensione tra le nazioni, gli scienziati
hanno cominciato a collaborare di più tra
di loro a livello internazionale. Nello stesso
tempo sono diventati più chiari processi
prima poco studiati, come il ciclo del carbonio,
e si sono rese disponibili banche dati gigantesche
come quella relativa all'attività degli
oceani e agli scambi chimici nell'atmosfera. Si
è verificata, dunque, una convergenza di
vari fattori. Come sono considerati i gaiani dagli
altri scienziati? La maggior parte degli scienziati
gaiani lavora in istituti di ricerca e in laboratori,
per così dire, tradizionali. Non bisogna
considerare il ricercatore gaiano come parte di
una setta di studiosi separati dal resto del mondo
della ricerca scientifica. Non è un caso
che sia io sia James Lovelock abbiamo cominciato
a interessarci all'argomento all'interno della
Nasa. Perché una persona dovrebbe avvicinarsi
a Gaia? Perché noi dobbiamo prendere esempio
da Gaia. Nel suo universo ogni elemento prima
di essere "seppellito" nel regno di
"Vulcano" o prima di sprofondare in
"Oceano", viene riutilizzato anche centinaia
di volte. è quello che nel mio libro si
chiama "tasso di ricircolo". L'elemento
che sulla terraferma ha un tasso maggiore è
il fosforo (un atomo viene riutilizzato in media
346 volte).
Non
a caso il 68 per cento del fosforo del pianeta
è contenuto nel suolo e il 31 nell'oceano,
mentre l'atmosfera ne è praticamente sprovvista.
Gaia ha dovuto "ingegnarsi" a riciclare
il più possibile quella piccola percentuale
di fosforo e metterla a disposizione degli esseri
viventi grazie al lavoro dei vegetali come il
lichene, che disgrega le rocce, e dei batteri
decompositori, che da scarto lo rimettono in circolo,
pronto per essere assimilato di nuovo dalle piante.
E questo avviene dove servono tutte le sostanze
presenti in scarsa quantità. Una lezione
che deve imparare anche l'uomo. Oggi si parla
di povertà dei popoli, di eccedenza di
scorie. La parola d'ordine è: riciclaggio.
In questi giorni ci si chiede se basta la pazzia
dell'uomo per distruggere ciò che la Terra
ha costruito in miliardi di anni. Rispondo con
le parole di Lovelock: "L'essere umano è
sul pianeta da almeno un milione di anni, perché
dovrebbe estinguersi proprio ora? Le singole civiltà
sono invece più fragili. Negli ultimi 5000
anni sono una trentina circa quelle scomparse
che hanno lasciato solo ossa, pezzi d'artigianato
o scritti dietro di sé. Per questo non
c'è nessun motivo di pensare che la nostra
civiltà sia imperitura. Unica consolazione:
malgrado quello che vediamo oggi, l'intelligenza
media dell'uomo aumenta con il passare dei secoli".
Claudio Grillenzoni
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