| Fieri
destrieri, assai intelligenti, riescono a percepire
a distanza la presenza di creature d'indole malvagia.
Alcune leggende raccontano che gli unicorni siano
in grado di viaggiare attraverso lo spazio, percorrendo
in pochissimo tempo distanze abissali .Si narra
inoltre che gli unicorni (solo se sono essi a
desiderarlo) si lascino cavalcare da fanciulle
vergini e dal cuore puro. Se tra di loro si instaura
un rapporto di fiducia e lealtà l'unicorno
resterà fedele alla fanciulla per tutta
la vita, proteggendola da ogni pericolo.
L'Unicorno è una poderosa creatura con
gli zoccoli duri come il ferro ed il fiato che
sbuffa è simile a folate di vapore. E'
un animale molto raro ed molto difficile da addomesticare
a causa della suaintelligenza superiore a quella
dei grandi mostri. Gli Unicorni hanno una particolare
avversione verso le creature malvagie e non si
lasceranno mai cavalcare da una di esse. Grazie
ai loro sensi sviluppatissimi riescono a capire
l'animo di qualsiasi creatura con un semplice
ma profondo sguardo ed in questo modo riescono
a capirne l'indole e le intenzioni. Si sono visti
spesso grandi Maghi degli Uomini, degli Elfi Alti
e degli Elfi Silvani cavalcare queste splendide
e leggendarie creature anche se riuscire a trovane
una non è di certo cosa facile. Sono creature
che hanno un qualcosa di magico e che infondono
ai propri cavalieri ed a tutti coloro che si trovino
vicino ad essi un profondo senso di pace e serenità
che ispira coraggio e sicurezza. Inoltre posseggono
l'innata capacità di respingere e proteggere
se stessi ed i loro cavalieri da moltissime magie
o incantesimi malvagi e sono in molti a pensare
che tale incredibile capacità derivi dal
lungo corno dorato che hanno in mezzo alla fronte.
Molte creature malvagie danno la caccia agli Unicorni
per appropiarsi del loro mistico corno in quanto
si pensa che da li derivi un grandissimo potere
magico che gli Unicorni stessi sfruttano in minima
parte.
Cavalli
alati con un unico corno in mezzo alla fronte:
unicorni, creature fantastiche e leggendarie,
cariche di fascino e mistero. Shakespeare definisce
l’unicorno “un animale incredibile” (La Tempesta,
III atto)
Del fatto però che anche in tempi di Shakespeare
si parlasse di questo animale non ci si deve meravigliare:
da sempre l’unicorno è stato una figura
molto importante e di prestigio. Non era raro
sentire di sovrani che possedevano nelle loro
collezioni privare i corni di unicorno, oppure
trovare nelle farmacie delle polveri di corno,
tradizionalmente incredibilmente potenti come
controveleno!
La concezione dell’unicorno nasce fra la Cina
e l’India: viene infatti descritto per la prima
volta nel Li-Ki come uno dei quattro animali benevoli,
insieme al drago, alla fenice e alla tartaruga.
Il suo nome originale era K’i-lin, nome che secondo
la tradizione cinese riuniva in principio maschile
e quello femminile, ed era raffigurato come un
grande cervo con coda di bue e zoccoli di cavallo,
armato di un solo corno, dai peli dorsali di cinque
colori e da quelli del ventre gialli o bruni:
non calpestava erba viva ne uccideva animali viventi,
e compariva solamente nel momento in cui venivano
al mondo dei regnanti perfetti. In occidente si
iniziò in seguito a confondere questo animale
mitico con il rinoceronte, al corno del quale
da sempre erano attribuite della capacità
curative, ma nella tradizione cinese i due animali
erano nettamente distinti senza nessun dubbio.
In seguito la figura dell’unicorno si diffuse
verso nuovo paesi e la ritroviamo in culture estremamente
differenti da quella cinese: in Persia, ad esempio,
si parla di un immenso unicorno a tre zampe, che
aveva il potere di purificare l’oceano.
Come detto in precedenza, il mito dell’unicorno
venne in Occidente molto + tardi, ed è
interessante scoprire quali erano stati i canali
attraverso i quali la sua figura è riuscita
ad arrivare fino a noi e con quale concezione.
Di sicuro molto influente fu la figura di Ctesia,
medico, storico e viaggiatore vissuto intorno
al VI secolo a.C: tra le sue opere, egli ne compose
una, “Indikà”, dove parlava dell’India:
anche se a noi ne sono pervenuti solamente pochi
frammenti, abbiamo scoperto delle descrizioni
molto interessanti e suggestive, che hanno contribuito
a creare intorno a questo paese un alone di mistero:
“In India ci sono degli asini selvatici grandi
come cavalli e anche di più. Hanno il corpo
bianco, la testa rossa e gli occhi blu. Sulla
fronte hanno un corno lungo circa un piede e mezzo.
La polvere di questo corno macinato si prepara
in pozione ed è un antidoto contro i veleni
mortali. La base del corno, circa due palmi sopra
la fronte, è candida; l'altra estremità
è appuntita e di color cremisi; la parte
di mezza è nera. Coloro che bevono utilizzando
questi corni come coppe, non vanno soggetti, si
dice, alle convulsioni o agli attacchi di epilessia.
Inoltre sono anche immuni da veleni se, prima
o dopo averli ingeriti, bevono vino, acqua o qualsiasi
altra cosa da queste coppe. Gli altri asini, sia
quelli domestici sia quelli selvatici, nonché
tutti gli animali con lo zoccolo indiviso, non
hanno né astragalo né fiele, ma
questi hanno già sia uno che l' altro.
I critici della storia antica hanno versato botti
di inchiostro nel tentativo di confutare le cose
scritte da Ctesia: si sarà fatto condizionare
da immagini e dipinti indiani? Si riferiva a un
semplice animale molto conosciuto in Persia, l’onagro,
una specie di asino al quale aveva dato delle
sfumature mitologiche? O magari aveva semplicemente
visto un rinoceronte e lo aveva descritto con
tanta enfasi da stravolgerlo completamente? O
ancora si è confuso con una comunissima
antilope tibetana, che ha delle grandi orecchie
dritte che viste di profilo potrebbero sembrare
un solo corno?
Saltiamo direttamente al III secolo d.C., e più
precisamente in Grecia, dove Eliano, un naturalista
che ben conosceva il rinoceronte, al punto che
nei suoi scritti non viene neanche trattato, parla
di ”un animale che viveva all' interno dell' India,
ch' era grande come un cavallo, di pelo rossiccio
e che gli indigeni lo chiamavano kartazonos. Aveva
una corno sulla testa, nero e dotato di anelli;
era scontroso, e lottava anche con le femmine
della sua specie salvo nel periodo degli amori”.
Inizia
così il mito dell’unicorno, animale fantastico
e raro, elegante e forte, dotato di poteri misteriosi…
con l’andare del tempo divenne una vera e propria
preda da inseguire e catturare!
Infatti, nel XII secolo, quando le frontiere dell’Asia
profonda cominciarono ad aprirsi all’Europa, si
aprì anche una caccia all’unicorno spietata:
nessuno si chiedeva più se questa bestia
esisteva o meno… si pensava solo a cercarne una
che si avvicinasse il più possibile alle
descrizioni tradizionali per conquistare fortuna
e gloria!
Dopo
la scoperta dell' America i sospetti dell'esistenza
dell'unicorno si rinvigorirono di nuova forza
e specialmente la credenza dell'enorme affinità
dell'animale con l'acqua; basti notare che in
moltissime rappresentazioni l'unicorno è
sempre vicino a questo elemento: sul greto dei
fiumi, sulle spiagge, ecc....
Il fatto è che i coloni americani e soprattutto
i canadesi ritrovavano nelle loro spiagge lunghi
corni che arrivavano fino a 2metri. Ancora oggi
nella baia di Hudson si possono fare tali ritrovamenti,
ma ciò che sappiamo in più di allora
è che sono il dente di un cetaceo di 6
metri il narvalo!
Tale animale è simile ad una foca e vive
nelle fredde acque dell'Atlantico, raggiunta una
certa età come succede per gli uomini anche
lui perde i denti.
In
un documento apocrifo conosciuto come “Lettera
del Prete Gianni”, di metà XII secolo,
gli unicorni erano annoverati senza dubbio tra
le meraviglie dell' Oriente. E l’illusione di
trovarne durò a lungo: anche Marco Polo
ne parla nei suoi scritti… ma in realtà
anche lui cade nel grandissimo errore di scambiare
questi eleganti animali con dei rinoceronti: avvertiva
che si trattava di brutte e grosse bestiacce,
che nulla avevano a che fare con le mitiche descrizioni
del passato! Molti decisero di credere ciecamente
alle sue parole… ma allora viene da chiedersi:
perché fino al Rinascimento si è
continuato a cercare l'unicorno? Evidentemente,
perché Marco Polo e i bestiari parlavano
due lingue diverse, e il rinoceronte visto dal
primo non cancellava affatto la creatura mitologica
e fantastica proposta dal secondo. Ed è
proprio questo il bello, che rafforza la Nostra
idea di proporvi questo Bestiario: la loro forza,
infatti, non sta affatto nella credibilità
"reale" degli animali proposti, ma nella
concezione che non è possibile nemmeno
oggi spiegare e comprendere tutto ciò che
la natura ci presenta, ogni sua rappresentazione,
ogni sua parte e potenzialità! D’altra
parte, secoli fa anche la semplice idea che l’uomo
potesse volare era ridicola, ma qualcuno ci ha
creduto… ed eccoci sulla Luna! Questo allora è
l’unicorno… ci crediamo?!
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